CHIESA EREMITANI PADOVA

Chiesa degli Eremitani a Padova
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Centro di Padova - Chiesa degli Eremitani

I frati agostiniani degli Eremitani, fondati nel 1256, già nel 1276 avevano in Padova la loro chiesa e il convento, destinato a divenire importante centro spirituale e culturale. Nel 1306 frà Giovanni degli Eremitani, monaco del convento noto per aver realizzato la grande copertura del Palazzo della Ragione, copri la chiesa con l'originale tetto che oggi si vede nella ricostruzione fatta dopo la sua distruzione nel bombardamento del 1944, che demolì anche parte degli affreschi di Guariento nell'abside e soprattutto la cappella Ovetari, affrescata da Andrea Mantegna, N. Pizolo, A. Vivarini e G. d' Alemagna: oggi restano l'Assunta nell'abside, le storie di S. Cristoforo nella parete desta e la pala in terracotta di N. Pizolo.

Nelle cappelle, di antiche famiglie padovane, son conservati affreschi di Altichiero, Giusto de' Menabuoi e Guariento, mentre dalla demolita chiesa di S. Agostino provengono i due monumenti funerari di Ubertino e Jacopo da Carrara.

La cappella absidale degli Eremitani nel bombardamento aereo del 1944 la chiesa degli Eremitani venne colpita ed andò distrutta, assieme agli affreschi del Mantegna nella Cappella Ovetari, metà cappella absidale con gli affreschi del Guariento, realizzati subito dopo i lavori nella cappella dei Carraresi alla Reggia. Le scene rimaste sulla parete sinistra rappresentano storie dei Santi Filippo ed Agostino - scomparsi il Giudizio universale e storie di S. Jacopo - e si caratterizzano per l'accentuato gusto gotico, soprattutto nelle raffigurazioni dei Pianeti e delle età dell'uomo nello zoccolo.

Una delle più gravi perdite dovute alla seconda guerra mondia fu certamente la distruzione d Cappella Ovetari agli Eremitani realizzata entro il 1455 da Mantegna assieme, inizialmente, a Giovanni d' Alemagna, Antonio Vivarini, Nicolò Pizolo al quale spetta l'altare in terracotta. Restano, perche tolte prima della guerra, le scene con la Vergine Assunta, il martirio di S. Cristoforo e il trasporto del suo corpo.

Il ciclo narrava infatti le storie dei Santi Giacomo e Cristoforo, accompagnate da raffigurazioni di Santi e Padri della Chiesa: Mantegna ventenne si rivelava interprete maturo e profondo della nuova cultura Rinascimentale che interpretava in chiave tutta padovana.

 


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