PALAZZO DELLA RAGIONE PADOVA

Nel centro di Padova: il Palazzo della Ragione
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Palazzo della Ragione a Padova

 

Chiamato popolarmente "Il Salone" per la sua grande mole, è in effetti uno dei più grandi ambienti coperti d'Italia.

Risale nella prima realizzazione al 1219, ed aveva lo scopo di ospitare i tribunali e gli uffici finanziari. La forma attuale la si deve a frate Giovanni degli Eremitani che tra il 1306 e il 1309 eleva la grande volta in legno a due calotte, per coprire il vasto ambiente precedentemente

dotato di tetto sostenuto da colonne lignee; ed affianca al corpo centrale due logge a cui immettono quattro scale coperte. Misure dell'attuale edificio sono: 35,38 metri d'altezza, 81,52 di lunghezza e 27,16 di larghezza. L'edificio è attualmente collegato con un volto al palazzo comunale, mentre non esiste più il passaggio per la carceri, ubicate ove ora si trova il c.d. "Palazzo delle Debite".

Dagli antichi scrittori sappiamo che Giotto aveva decorato le volte del salone dopo il 1306 con motivi astrologici che andarono distrutti nell'incendio del Palazzo del 1420. Tali decorazioni furono poi rifatte da Nicolà Miretto e Stefano da Ferrara sulla base delle precedenti tracce. L'attuale ciclo raffigura in oltre trecento comparti il sapere astrologico del tempo, cioè l'influsso degli astri e dei cieli sulle attività umane e sui caratteri: sembra che l'ideatore fosse stato un celebre astrologo e medico padovano del tempo Pietro d'Abano, condannato dopo morto per eresia e come tale bruciato il cadavere.

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Inizia il ciclo con il segno dell'Ariete nella parete sud e si snoda su tre fasce, ognuna di 111 comparti inframezzati dalle figure degli Apostoli. La parte inferiore invece raffigura soggetti religiosi inframezzati a figure d'animali: erano appunto questi a dare il nome all'ufficio giudiziario che aveva al disotto (Ufficio all'aquila, ariete, ecc.) , per facilitare l'individuazione alla popolazione analfabeta.

Col tempo altri affreschi votivi furono aggiunti, assieme a monumenti tra i quali quello a Tito Livio (parete occidentale) e all'esploratore padovano G.B. Belzoni. Accanto a questo è la famosa "pietra del vituperio" sulla quale venivano fatti sedere per tre volte, in mutande ("in braghe de tela" si dice tuttoggi, ad indicare persona rimasta priva di tutto) , i debitori insolventi prima d'essere cacciati dalla città.

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Nel Salone venne collocato nel 1837 da Palazzo Capodilista, il cavallo ligneo che servì per un torneo nel 1466: erroneamente attribuito a Donatello per la somiglianza col cavallo del Gattamelata al Santo.

Il Salone attualmente è utilizzato per esposizioni e manifestazioni, mentre il piano terreno è tutt'ora destinato, come nell'antichità, a mercato di generi alimentari.


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