PADOVA ROMANA

Padova all'epoca romana - Padova in età romana
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Padova Romana

Nei primi tempi dell'lmpero essa appare una delle più ricche città romane, sicuramente la più importante nell'ltalia del nord. Ma ancora una volta, chi volesse ritrovare qualcosa di questa città dovrebbe aggirarsi soprattutto nel museo: qualche nobile colonna, numerosi monumenti funerari, iscrizioni, frammenti di acquedotti, vetri, ceramiche: nulla però di particolarmente vivo, di particolarmente notevole. Nella città l'antica arena di cui resta solo un muro intermedio, è l'unico monumento di cui rimangano tracce consistenti, insieme ad alcuni ponti, in parte interrati, in parte rielaborati. Forse a questi ultimi è affidata l'unica grande voce che i resti della città romana ancora ci trasmettono. Chi discende il sottopassaggio di via S. Francesco all'incrocio con la "via dei ponti romani” si troverà di fronte ad una di quelle solenni arcate, a quei macigni enormi e perfettamente intagliati che testimoniano ovunque la vocazione di Roma a costruire per l'eternità. L'altra grande voce che si leva dal passato di Padova ci giunge attraverso i testi della storia e ci indica i due insigni nomi di Tito Livio”, lo storico poeta della grandezza di Roma, e Traseo Peto, il coraggioso patrizio che oppose la sua virtù civica all'oppressione di Tiberio e che Tacito ci ha eternato con la sua prosa amara.

Pare impossibile che "Patavium” fosse una città così importante, così grande, quando consideriamo il poco che di essa ci resta, ma le invasioni barbariche hanno crudelmente infierito, particolarmente quella dei Longobardi che punirono la dura resistenza della città radendola al suolo e costringendo anche il Vescovo ad esulare per lunghissimo tempo nelle lagune. Ma neppure gli incendi e le devastazioni barbariche sarebbero bastate a cancellare i più insigni monumenti della città romana se non fosse sopravvenuto più tardi il bisogno della ricostruzione, non solo per Padova, ma anche per la vicina Venezia. Le cave di pietra erano lontane da queste città mentre i ruderi offrivano facile e prezioso materiale. Ancor oggi non è difficile rintracciare nelle porte medievali di Padova gli stessi blocchi squadrati che reggevano le muraglie dell'Arena e di chissà quanti altri edifici ancora.

Neppure nella planimetria il ricordo della Padova romana affiora distintamente (come ad esempio nella vicina Verona) . Appena qualche asse, come quello dell'antica «stra' maggiore», oggi via Dante, ha un percorso rettilineo; il resto è un dedalo di curve strade medioevali e ci suggerisce una più recente struttura urbanistica. L 'età medioevale, come ha dilapidato gli antichi monumenti romani, così ha corroso i lineamenti viari della grande città che si era estinta sotto l'urto delle invasioni e che solo i fortunati e sporadici ritrovamenti degli archeologi, come quelli che hanno rimesso in luce un grande colonnato durante gli scavi del caffè Pedrocchi, e un porto fluviale durante quelli dell'università, hanno potuto di tanto in tanto ricordare. Così tutto questo grande ma lontano periodo della storia di Padova resta affidato soprattutto alle testimonianze degli scrittori e ad una leggenda che ha varcato orgogliosamente i secoli, quella di Antenore, il principe troiano che sarebbe, come Enea, sfuggito alla distruzione della sua patria e venuto a fondare Padova, la quale vanterebbe così origini più antiche di quelle di Roma. Nel Medio Evo le spoglie ritrovate di un guerriero barbaro fecero presumere che si trattasse di quelle di Antenore, il mitico fondatore, e i padovani le composero in una tomba monumentale che ancora esiste.

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